Il rapporto di Oxfam e la petizione per un mondo più giusto

di
roberto Cavallini
Copertina Oxfam Italia

 

Un rapporto, pubblicato da Oxfam International descrive il nostro ingiusto mondo. E chiede una firma, per contribuire con un piccolo gesto a cambiarlo in meglio.

Oxfam International, è una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo. E’ composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi che collaborano con quasi 3.000 partner locali in oltre 90 Paesi per individuare soluzioni durature alla povertà e all'ingiustizia. In concomitanza con la diffusione, alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos (WEF) del gennaio scorso, di un suo nuovo rapporto “Sfida l’ingiustizia”, che descrive un mondo in cui 62 super-ricchi possiedono la stessa ricchezza di metà della popolazione più povera, dove la crescente disuguaglianza economica ha impatti devastanti sulle persone meno abbienti e rischia di vanificare la lotta alla povertà globale, Oxfam International ha lanciato una campagna di sensibilizzazione mondiale che in meno di un mese ha già raccolto oltre duecentomila firme. Una nuova campagna, quella di Oxfam, per agire con urgenza contro l’aumento vertiginoso della disuguaglianza, partendo da un primo passo: la messa al bando dei paradisi fiscali. Il continuo ricorrere da parte di super-ricchi e grandi multinazionali agli investimenti offshore è infatti uno dei fattori che sottrae alle casse degli Stati risorse essenziali per la lotta alla povertà e alla disuguaglianza.

La ricchezza nelle mani di pochi.  “Dal 2010, 3,6 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale, – ci dice Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia – ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari: una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave”.  Nonostante i leader mondiali abbiano dichiarato in più occasioni la necessità di contrastare la disuguaglianza, il divario tra i più ricchi e il resto del mondo è drammaticamente cresciuto negli ultimi 12 mesi. Le previsioni di Oxfam, secondo cui l’1% della popolazione mondiale avrebbe posseduto più del restante 99% entro il 2016, si sono confermate con un anno di anticipo.

I paradisi fiscali. A margine della conferenza di Davos, Byanyima, direttrice di Oxfam International ha dichiarato: “È inaccettabile che metà della popolazione più povera del mondo possieda meno ricchezza rispetto a poche decine di persone. Di fatto, i leader mondiali non hanno ancora intrapreso alcuna azione concreta per contrastare una disuguaglianza crescente e ormai fuori controllo. A Davos, quest’anno, abbiamo chiesto con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali. I paradisi fiscali sono quei luoghi nei quali multinazionali ed élites economiche si rifugiano evitando di contribuire, con la giusta quota di tasse, al finanziamento di servizi pubblici gratuiti e di qualità a tutti i cittadini. Oggi 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà”. 

Infatti a livello globale gli investimenti offshore dal 2000 al 2014 sono quadruplicati, e si calcola che 7.600 miliardi di dollari di ricchezza di privati individui (una somma equivalente ai tre quarti della ricchezza netta delle famiglie italiane nel 2015) sia depositato nei paradisi fiscali. Se sul reddito generato da questa ricchezza venissero pagate le tasse, i governi avrebbero a disposizione 190 miliardi di dollari in più ogni anno. Un’altra stima eloquente mette in risalto come il 30% della ricchezza dell’intero continente africano sia depositato su conti offshore per un ammontare complessivo di circa 14 miliardi di dollari all’anno in mancate entrate fiscali. Con una tale somma in Africa si potrebbero assicurare servizi sanitari che salverebbero 4 milioni di bambini ogni anno e retribuire un numero di insegnanti sufficiente a consentire a tutti i bambini del continente africano di andare a scuola.

L’Italia non è da meno.  “I dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 – afferma Elisa Bacciotti, responsabile della campagna per Oxfam -  evidenziano come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota che in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali. Significativo osservare anche come l’incremento della ricchezza dal 2000 al 2015 non si sia distribuito equamente: oltre la metà è andata a beneficio del 10% più ricco degli italiani.”  Il rapporto analizza anche l’iniqua distribuzione a livello globale del surplus di ricchezza nel periodo 2000-2015. Esaminando questo stesso dato sul fronte italiano, si nota che tra il 2000 e il 2015 si è registrato un incremento di ricchezza delle famiglie italiane pari, in valori nominali, a 4.528 miliardi di dollari. A beneficiarne sono stati soprattutto i più ricchi con oltre la metà dell’incremento (53,7%), una cifra pari a quasi sette volte la quota ricevuta dalla metà più povera della popolazione. Il rapporto di Oxfam mette in luce come a partire dal 1999 e ancora fino a due anni fa (il dato per il 2013 è l’ultimo disponibile) la crescita dei redditi da lavoro salariato (su scala globale e in termini reali) fosse in netto ritardo sull’aumento della produttività del lavoro. Un dato che evidenzia come la crescita della produttività e un aumento di output globale non si traducono in un incremento proporzionale delle retribuzioni dei lavoratori, facendo venire meno il legame fra produttività e prosperità. Gli ultimi dati Eurostat esaminati dagli autori del rapporto confermano inoltre che i livelli retributivi non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie. Non ne è esente il continente europeo, pur essendo tra le regioni con i redditi più alti al mondo. L’Italia, in particolare, con un tasso di occupati a rischio di povertà pari nel 2013 a 10,7% della intera forza lavoro nazionale in età compresa fra i 15 e i 64 anni, si è collocata in 24esima posizione su 28 nella Unione Europea.       

 “L’elusione fiscale delle multinazionali ha un costo per i paesi in via di sviluppo stimato in 100 miliardi di dollari all’anno- continua Roberto Barbieri - ed ha un impatto importante anche nei paesi OCSE come l’Italia. Il Governo Italiano può agire per porre fine all’era dei paradisi fiscali, sostenendo a livello nazionale e in Europa una serie di misure. Per le imprese multinazionali sono necessari maggiore trasparenza e approcci comuni da parte degli stati. Sosteniamo quindi l’obbligo di rendicontazione pubblica in ogni paese in cui le multinazionali UE operano (country-by-country reporting), e un modello vincolante di tassazione unitaria nella UE perché le tasse siano pagate laddove l’attività economica si svolge realmente.”

Cosa chiede la campagna Oxfam

1.      Abbandonare su scala nazionale incentivi e pratiche fiscali dannose ponendo fine all’agguerrita concorrenza fiscale fra paesi;

2.      Introdurre l’obbligo di rendicontazione pubblica paese per paese per tutte le multinazionali così da conoscere quanto versano in imposte nei diversi paesi in cui operano;

3.      Creare registri pubblici dei proprietari effettivi delle aziende per impedire i trasferimenti in forma anonima dei proventi dell’evasione ed elusione fiscale;

4.      Introdurre a livello europeo un modello vincolante di tassazione unitaria delle multinazionali (con i profitti europei distribuiti equamente fra i diversi paesi interessati) per far pagare le tasse alle multinazionali operanti nell’UE laddove conducono realmente la loro attività economica;

5.      Istituire un comitato intergovernativo a partecipazione paritetica di tutti i paesi che abbia il mandato di facilitare la cooperazione fiscale fra i paesi e di riscrivere le regole della fiscalità internazionale elaborando misure stringenti anti-elusione delle multinazionali.

Per maggiori informazioni o scaricare il Rapporto Oxfam.