Coop contro caporalato e sfruttamento. A colloquio con Stefano Bassi, Presidente ANCC-COOP

di
Dario Guidi
operai al lavoro nei campi

 

 

Periodicamente riesplodono le polemiche sullo sfruttamento dei lavoratori, quasi tutti immigrati, impegnati nella raccolta di pomodori e agrumi. Ma c'è chi, come Coop, da anni lavora concretamente per contrastare questo stato di cose.

È una di quelle vicende drammatiche, tipicamente italiane, che periodicamente ritornano al centro dell’attenzione, magari a seguito della morte di un lavoratore o per una qualche tensione sociale che esplode. Poi tutto torna in un apparente cono d’ombra, sino alla successiva crisi. Parliamo di quei fenomeni di feroce sfruttamento dei lavoratori, in larga parte stranieri, impiegati stagionalmente in diverse tra le più importanti filiere agricole pomodoro, clementine e arance), ma anche dell’uva o di altri prodotti. Fenomeni concentrati in larga parte nelle regioni del sud (Puglia, Calabria, Campania e Sicilia), ma che hanno fatto la comparsa anche al nord (il più noto è il caso di Saluzzo in Piemonte). Fenomeni di caporalato, di lavoro nero, di orari “impossibili” per paghe miserabili, di migliaia di persone che, proprio per la stagionalità delle raccolte, si spostano in un dato territorio per lavorare e, prive di alloggio, finiscono così per dormire in ghetti fatiscenti, magari trovandosi a restituire un’importante parte della loro paga agli stessi “caporali”, come affitto.

Fenomeni drammatici. In tanti, sindacati, associazioni, gruppi di volontariato, cercano di contrastare quotidianamente col loro lavoro e la loro attività questo stato di cose. Vorremmo allora raccontare anche lo sforzo di chi, lavorando costantemente in rapporto con queste filiere agricole e con questi problemi, come succede a Coop, è costantemente impegnata, già da diversi anni a combattere e prevenire fenomeni di sfruttamento e a garantire ai consumatori che i prodotti che poi finiscono sugli scaffali dei supermercati vengano da una filiera controllata ed eticamente garantita. Perché questo è il punto, offrire ai consumatori prodotti etici e garantiti è possibile. È cosa che già oggi avviene, ma per farlo occorre mettere in campo procedure, controlli e attività che richiedono una precisa volontà e risorse. Coop, perché catena leader e per il suo essere una realtà cooperativa, è stata spesso tirata in ballo (a volte in modo del tutto immotivato e fuori luogo), partendo dal peso che la grande distribuzione ha su questi mercati e su queste filiere. Ma se gli stimoli a migliorare le proprie azioni sono più che mai utili, racconti in cui tutti sono ugualmente “cattivi” non aiutano a far passi avanti.

Uscire dall'emergenza.Il punto, come segnala il rapporto Filiera sporca 2015, dedicato in particolare alla raccolta delle arance e messo a punto dalle associazioni Da Sud, Terrelibere e Terra!, è che “quella dei migranti e dei braccianti agricoli sono emergenze perenni che vanno avanti da anni, senza soluzione di continuità. Emergenze false perché strutturate sempre con le stesse caratteristiche. Conosciute e prevedibili. Per questo bisogna smettere di trattarle come è stato fatto negli ultimi anni, aspettando il tempo delle raccolte per dare il via a una nuova crisi umanitaria, perché quell’emergenza ritornerà puntuale ogni anno”. Ovviamente per prevenire queste crisi serve un impegno su più fronti, che coinvolga istituzioni pubbliche, forze di polizia e soggetti addetti ai controlli, gruppi del volontariato e dell’associazionismo e le imprese lungo tutta la filiera. Le caratteristiche del problema si evolvono di anno in anno: la sempre più alta presenza di lavoratori comunitari (specie rumeni) avvantaggiati sul piano della regolarità dei documenti (perché cittadini Ue); migliaia di migranti africani, più spesso facili prede di caporali e sfruttatori, per la minor conoscenza della lingua, il non possesso di documenti regolari.

Cosa fa Coop.  “Nella distribuzione Coop è il soggetto che esercita il maggiore sforzo nella battaglia per la legalità, l’etica e il rispetto dei diritti dei lavoratori. Con il 2016 a questi aspetti dedicheremo una specifica attività di comunicazione, per spiegare all’opinione pubblica quello che facciamo e ancora più sforzi e risorse per rivendicare la coerenza del nostro impegno – spiega  Marco Pedroni presidente di Coop Italia–. Non a caso Coop Italia è stata la prima azienda in Europa a certificarsi nel 1998 secondo lo standard SA8000. Da allora abbiamo fatto tanta strada. Ai fornitori di prodotti a marchio Coop si richiede la sottoscrizione di un codice di comportamento etico basato su questo standard e vengono inoltre effettuate verifiche lungo tutta la filiera. Parliamo ad oggi di 1.300 ispezioni svolte tra fornitori e subfornitori”. In caso di ambiti potenzialmente critici, quali ad esempio quelli degli agrumi in Sicilia e Calabria o il pomodoro da trasformazione, i controlli coinvolgono ogni campagna produttiva.  “Se le ispezioni che vengono svolte evidenziano delle non conformità , Coop chiede un immediato piano di miglioramento. Ma in diversi casi i problemi emersi erano di entità tale che si è deciso di interrompere il rapporto. Negli ultimi anni abbiamo espulso dal nostro circuito commerciale diverse aziende agricole, ad esempio nel 2013 alcune realtà coinvolte nella filiera del pomodoro da trasformazione. Il lavoro che abbiamo svolto ha ricevuto importanti apprezzamenti e riconoscimenti esterni.” In questo quadro Coop è comunque impegnata a consolidare ulteriormente la propria attività di garanzia e controllo. Oltre al presidio storico sulle produzioni a proprio marchio, Coop ha rafforzato il proprio impegno coinvolgendo e responsabilizzando anche tutti i fornitori di ortofrutta venduta in Coop, area di potenziale maggiore criticità, chiedendo di aderire al proprio codice etico e avviando anche su questi ulteriori ispezioni in campo.  “Quel che comunque crediamo i consumatori e l’opinione pubblica debbano aver presente – conclude Pedroni – è che l’attività svolta da Coop negli anni ha sensibilizzato tutti gli attori della filiera e ciò ha portato ad interventi concreti, quali ad esempio il miglioramento delle condizioni ambientali di vita di molti lavoratori. Sappiamo bene che nonostante ciò esistono ancora problemi e da più parti riceviamo segnali sulle situazioni di degrado che perdurano. Occorre affiancare all’attività di controllo, interventi strutturati di solidarietà, da sviluppare in collaborazione con le Ong e con gli operatori locali presenti e attivi sul territorio. Per questo stiamo individuando alcune filiere pilota su cui avviare progetti di supporto allo sviluppo nei relativi territori, con il fondamentale coinvolgimento dei soggetti locali. La partecipazione attiva di tutti gli attori della filiera è fondamentale se si vuole davvero voltare pagina”.

Lotta per la legalità

A colloquio con Stefano Bassi, presidente dell’associazione coop consumatori

“Come cooperazione di consumatori non vogliamo fermarci solo alla qualità e sicurezza del prodotto che pure ha ragion d’essere perché la legalità a tavola è sicuramente un valore –spiega Stefano Bassi, presidente di Ancc-Coop – ma con una serie di attività e con una specifica campagna che svolgeremo nel corso del 2016, vogliamo andare oltre il campo per così dire e affrontare in modo più completo la questione dei diritti del lavoro e delle persone in aree del nostro Paese dove questi diritti sembrano essere dimenticati. Stiamo lavorando insieme alle cooperative sulle filiere più a rischio e in particolar modo sull’importanza di garantire a questi lavoratori condizioni migliori di vita oltre che di lavoro”. Per Bassi quello di Coop vuole essere "un approccio ampio che parte dall’idea della necessità di contribuire a combattere il fenomeno del caporalato in maniera sistematica, continua e non occasionale. Naturalmente Coop non può essere sola e su questo fronte si stanno muovendo altri soggetti, a partire dalle istituzioni pubbliche che si concentrano però più sul versante degli strumenti penali, di deterrenza del fenomeno da un lato e sulla prevenzione dall’altro. Da parte nostra infatti Coop partecipa, con gli altri soggetti della filiera agricola, al Tavolo voluto dai Ministeri competenti. C’è però il contesto dell’accoglienza delle comunità che è meno presidiato se non da organizzazioni no profit e anche qui si innesterà una specifica azione di