di
Roberto Cavallini

 

 

È uno degli slogan che troveremo nella collezione disegnata da Katharine Hamnett per Coop, presentata l’8 marzo. Una grande firma della moda etica ed ecologica, una stilista che da molto tempo si batte per una moda che non sia solo gusto, tendenza, capriccio, ma sia anche impegno, scelta, un gesto consapevole.

 

 

 

Le proprie idee portate con forza, letteralmente indossate come bandiera: sono le T.shirt disegnate per Coop da Katharine Hamnett con grandi e significativi slogan. Together it is possible (insieme è possibile) è dedicata al 2012 anno internazionale della Cooperazione proclamato dall’Onu.

“Io credo che la cooperazione sia un modello molto interessante per la nostra economia” è la convinzione di Katharine Hamnett.

Quello di indossare le proprie idee è uno stile caratteristico per la Hamnett che negli anni Ottanta si presentò a Margareth Tatcher con una polo che a lettere cubitali portava la scritta “58% dont want pershing”, per testimoniare che la maggioranza degli inglesi non voleva le testate nucleari.

La forza delle idee è ben manifestata in questa collezione solidal che permette di vestire le proprie convinzioni: Stop and tink (fermati e rifletti), Knowledge is power (sapere è potere) Choose love (scegli l’amore) e dedicato ai bambini Love e Genius, e ancora Save the future (salva il futuro).

T-shirt, camicie, polo, leggins, short, per uomo, donna e bambino, sono in cotone biologico e certificato Fairtrade, cioè commercio etico, equo e solidale. Tutti capi semplici, facili da portare, alla moda.

Ma le convinzioni non sono solo slogan, sono anche fatti e scelte concrete. E’ dalla fine degli anni Ottanta che Katharine Hamnett ha scelto di produrre tutti i suoi capi in cotone biologico. E’ da allora che si impegna per diffondere informazioni su cosa è la coltivazione del cotone: “Un grosso problema per l’ambiente e un rischio per la salute della gente che ci lavora e vive intorno – ci racconta lei stessa – la coltivazione del cotone convenzionale copre solo il 2,5% circa della superficie agricola mondiale, ma utilizza più del 10% di pesticidi e circa il 25% degli insetticidi impiegati in tutto il mondo. Più di qualsiasi altra coltura e presenta i peggiori effetti dell'agricoltura chimica. Io non potevo e non posso stare a guardare senza fare niente. Molte delle sostanze chimiche proibite per l’agricoltura convenzionale in Europa perché pericolose per l’uomo, sono ancora consentite e utilizzate abbondantemente nei paesi dove si coltiva cotone, Cina, India, Pakistan, Turchia, Egitto, Brasile, Africa…”.

E allora solo cotone biologico e con Coop si va a nozze, perché oltre che biologico il cotone utilizzato per questa linea solidal è certificato Fairtrade: commercio equo e solidale, un altro tema che sta a cuore anche alla Hamnett: ”Con Coop abbiamo una intesa sui valori, sono gli stessi: etica, ambiente e prezzi bassi. Si può fare qualcosa di bello, giusto e a buon prezzo, le magliette dei bambini costano solo cinque euro e cinquanta centesimi, sarà interessante per molti”.

“La linea solidal – conferma Maura Latini vicepresidente Coop Italia – è da molti anni una testimonianza del nostro impegno e della nostra esperienza più che decennale nel commercio equo, che ci hanno permesso di creare direttamente, senza intermediazioni, iniziative di solidarietà sul campo e il tutto a prezzi di vendita ragionevoli. Quando lo stile ha la forza delle idee, anche l’etica ha una propria estetica, è la nostra idea per questa collezione”.

Chi è Katharine Hamnett

La strada scelta da Katharine Hamnett nell'industria della moda non è certo classificabile come tipica per uno stilista. Nata in Inghilterra, trascorre la sua infanzia vivendo in diversi paesi, seguendo il padre console in Francia, Svezia e Romania. La sua passione nasce molto presto, in Francia dove vive con i genitori e crea abiti da sola perché è troppo alta per gli standard.

 

Nel 1979 lancia la sua linea di abbigliamento da donna e già nel 1981 la linea si espande con l'abbigliamento da uomo. Le sue creazioni più famose sono le t-shirt conslogan provocatori, che lanciano come tendenza la voglia di esprimere il proprio atteggiamento attraverso l'abbigliamento.

 

Ma la filosofia e il ruolo di Katharine nel mondo della moda cambiano radicalmente nel 1989. Sono di quel periodo le prime ricerche sull'impatto che la coltivazione del cotone ha sull'ambiente e sulla salute degli agricoltori. Da questo momento Katharine produce solo abbigliamento usando cotone biologico, coltivato senza pesticidi o sostanze pericolose. Si impegna a diffondere la consapevolezza della produzione etica nel mondo della moda, partecipando ai diversi convegni e aiutando le organizzazioni per il supporto dei piccoli coltivatori di cotone biologico.

 

 

Il marchio Solidal Coop

Coop è stata pioniere nel settore equosolidale. Alcune metodologie di certificazione che Coop ha messo a punto per i prodotti a marchio solidal, come per esempio il caffé, sono state adottate poi dal consorzio Fairtrade. La linea solida sviluppa 21 milioni di euro di fatturato fra 20 prodotti alimentari e 30 extralimentari fra i quali palloni realizzati in Pakistan e camicie in India

 

L’abbigliamento solidal acquista un significato se possibile ancora maggiore, la filiera produttiva del cotone è infatti particolarmente critica, sono molto carenti le regole a tutela dei piccoli produttori e dei lavoratori, l’eccessiva competitività genera erosione dei profitti a vantaggio dei grandi gruppi monopolistici, il peso ambientale è enorme in termini di emissioni nocive e sfruttamento delle risorse naturali.

 

Nel marzo di otto anni fa è stata lanciata la polo solidal in cotone biologico, il primo capo di abbigliamento solidaleCoop. Un primato in Italia, e fra i primi esempi nel mondo, che ha riscosso un altissimo gradimento da parte dei soci e consumatori.

 

 

Il Marchio Fairtrade

Il marchio di certificazione Fairtrade, è una garanzia per il consumatore perché i prodotti sono controllati lungo tutto la filiera: dal produttore, all'importatore, al rivenditore. Ogni referenza certificata Fairtrade è tracciabile, prodotta da un’organizzazione certificata e pagata il giusto prezzo ai produttori. La principale caratteristica di questa certificazione è il suo pieno sostegno ai produttori del sud del mondo ai quali viene garantito un premium in denaro che deve obbligatoriamente essere investito in progetti in ambito sociale e sanitario a beneficio delle comunità e delle loro famiglie: servizi scolastici, miglioramento delle abitazioni e delle vie di comunicazione, corsi di formazione per i lavoratori, costruzione di pozzi d’acqua potabile e ambulatori medici. Tutti i prodotti con il marchio Fairtrade devono essere realizzati nel pieno rispetto dei criteri stabiliti da Fairtrade International e certificati dall’organismo indipendente FLO Cert. Nel nostro paese il marchio Fairtrade è gestito dal consorzio senza scopo di lucro Fairtrade Italia costituito da organismi che operano nella cooperazione internazionale, nella solidarietà, nella finanza etica e nel commercio equo.