di
Dario Guidi

“La concertazione è costitutiva del nostro modo di governare. Concertare non significa conquista del consenso, ma discussione e confronto, conferendo poi alle istituzioni il loro ruolo. E’ un metodo che va rilanciato, è la risposta istituzionale per chiamare a raccolta le forze sociali e compiere uno sforzo collettivo per uscire dal tunnel. Purtroppo però la barca è ancora lontana da Itaca”.Lo ha affermato il presidente Enrico Rossi nell’incontro che ha avuto lo scorso mese con una delegazione del movimento cooperativo toscano e da cui è emersa una forte sintonia sul metodo concertativo, sul nuovo ruolo da assegnare a Fidi Toscana, sul welfare. Erano presenti i presidenti delle tre organizzazioni Stefano Bassi di Legacoop, Claudia Fiaschi di Confcooperative e Alessandro Giaconi di Agci,.  In un documentoA che punto è la Toscana che vogliamo  () predisposto dalle organizzazioni cooperative toscane e consegnato alla regione, si mettono a fuoco i tre obiettivi che il Movimento Cooperativo si pone per affrontare con incisività e determinazione la crisi: garantire il lavoro e le tutele degli occupati nelle cooperative; difendere il reddito contenendo i prezzi e sostenendo allo stesso tempo la rete delle produzioni locali e infine mantenere inalterata la rete di prestazioni alla persona, che sono essenziali per la coesione sociale, nonostante il grave ritardo dei pagamenti da parte del sistema pubblico.

Nel corso dell’incontro la delegazione si è soffermata in particolare su tre richieste che ha presentato al Presidente Enrico Rossi, e che si è concordato di analizzare in incontri di approfondimento. Si tratta da un lato di definire gli strumenti per sostenere, da parte di Fidi toscana nel nuovo ruolo di garante, sia le partecipazioni nel capitale delle cooperative che i progetti di filiera. Dall’altro va rifinanziato, secondo le cooperative, il fondo Coopertoscana e va istituito un fondo per l’agroindustria e, terzo punto, va valorizzata la cooperazione sociale per accompagnare la trasformazione del welfare e lo sviluppo dell’offerta di servizi.

Il presidente Rossi ha risposto ribadendo la volontà e lo sforzo da parte della Regione Toscana di non retrocedere dai livelli raggiunti nel settore del welfare e della “presa in carico” dei cittadini, e di mantenere in regola i “conti della salute”. “ Non dobbiamo tornare indietro – ha detto ai rappresentati delle cooperative – dai servizi, dalla salute dei bilanci. E’ quanto cerchiamo di fare con la manovra che stiamo mettendo a punto in queste settimane e che vogliamo discutere anche con voi prima della pausa di ferragosto. La concertazione deve servire anche a indirizzare le risorse ”. Quanto al ruolo di Fidi toscana, che per Rossi è una istituzione “sana”, essa può costituire “uno strumento sempre più interessante. “A noi non dispiacerebbe – ha affermato – se le forze economiche partecipassero a Fidi, entrando con i propri capitali. Sappiamo tutti che la vicenda del credito non è destinata a migliorare e che la Regione non può mettere in campo più di tanto. La nostra scommessa è di rafforzare il ruolo di Fidi come banca di garanzia a supporto del credito”.

Quali allora le mosse per “avvicinarsi a Itaca” in questa fase cruciale? Per Rossi occorre “puntare sulle infrastrutture, Tirrenica, terze corsie, aeroporto di Peretola (che deve essere un gioco vincente per tutti, anche per i cittadini della Piana), puntare non solo sulla piccola impresa, che da sola non basta, ma anche sulla grande e sulla media industria perché non dobbiamo essere strabici, ma spostare l’attenzione su ciò che abbiamo. E ancora: ripartiamo dai territori per ricostruire un mercato sociale. E’ quanto abbiamo iniziato concretamente a fare con il progetto Giovani che sta dando risultati lusinghieri, con oltre il 40% di tirocinanti che prosegue l’attività all’interno dell’azienda ospitante con varie forme di contratti”.