di
Laura D'Ettole

 

Basta tagli, ora diritti: con questo slogan 50 organizzazioni sociali  e di volontariato rappresentative di disabili, famiglie, minori, soggetti deboli scenderanno in piazza Monte Citorio oggi. Destinatario del messaggio è il governo Monti, le cui ricette per il rigore - secondo la  rete di associazioni, riunite nella sigla "Cresce il welfare cresce l'Italia" - non funzionano, perché contrappongono sociale a sviluppo.

"Un errore madornale", sottolinea Paola Menetti di Legacoop sociali, tra i promotori dell'evento, "perché è vero il contrario: se cresce il welfare cresce l'Italia". L’obiettivo della manifestazione è dunque chiedere al governo una decisa inversione di tendenza nella manovra di bilancio 2013: basta tagli al sociale e rilancio delle politiche di welfare per puntare davvero allo sviluppo dell’Italia.

Menetti, cosa c'è che non va nella politica di Monti e del suo governo?

L'idea che il welfare sia soltanto una voce di costo, quasi un lusso da tagliare in momenti di crisi, e non invece un investimento e un possibile volano di sviluppo. C'è da dire che questa concezione non appartiene solo al governo attuale ma è purtroppo presenta da anni nel nostro paese, lo smantellamento dello stato sociale non è certo cosa di oggi. Ma non c'è niente di più sbagliato, perché colpendo i più deboli non solo si peggiorano le prospettive di sviluppo economico in generale ma si lacera anche la coesione sociale, che dello sviluppo è una premessa indispensabile.

Ma investire nello stato sociale non è un'idea vecchia?

Al contrario, è un'idea modernissima. Il rigore fine a se stesso, quello sì è vecchio, anche se si ammanta di efficienza. Lo dimostra tra l'altro l'esperienza di altri governi europei, che avendo investito nel welfare oggi si trovano meno esposti alla crisi internazionale.

Secondo lei quali sono i primi tre provvedimenti da attuare per marcare un'inversione di tendenza?

Primo: definire i livelli essenziali delle prestazioni sociali e sanitarie, quindi interrompere la politica dei tagli sul sociale e ripristinare i livelli minimi di finanziamenti per questo settore. Secondo: affrontare seriamente il grande tema della non autosufficiensza, che oggi ricade quasi totalmente sulle spalle delle famiglie con costi pesantissimi, anche legati all'impoverimento di intere fasce di popolazione. Terzo, promuovere l'economia sociale, componente essenziale del nostro sistema, con poche e semplici mosse: definire tempi certi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione, cancellare l'aumento dell'Iva per le imprese sociali.

A chi rivolgete le vostre richieste?

Innanzitutto al Parlamento, in quanto legislatore, ma anche alle forze politiche, perché al di là dei singoli provvedimenti da attuare c'è da impostare diversamente la politica complessiva del paese, definire altre priorità, cambiare una cultura. La manifestazione di domani vuole sensibilizzare tutti i politici e il governo su questo; non siamo un soggetto di rappresentanza politica, ma una fucina di proposte concrete per rendere il nostro welfare più adeguato a bisogni sociali sempre più urgenti.

In maggio la rete aveva indirizzato una lettera aperta a Mario Monti in cui chiedeva al governo "atti significativi che marchino una decisa inversione di tendenza rispetto al passato". Qualche risposta?

Per ora, no.

Di Grabriella Meroni da Vita.it del 31 ott 2012