La cooperazione toscana nella crisi apparato produttivo e sociale della Regione. Per Roberto Negrini Vicepresidente Legacoop toscana occorre progettualità, imprenditorialità, spirito cooperativo

di
Dario Guidi
passegio cittadino

Nell’ambito delle iniziative congressuali Legacoop Toscana ha organizzato, lo scorso 27 ottobre, a Firenze un convegno sulla economia toscana, gli effetti della crisi e i mutamenti in atto nell’apparato produttivo regionale.“Il quadro complessivo con il quale dobbiamo confrontarci – ha detto Roberto Negrini, vicepresidente di Legacoop Toscana nella sua relazione – è caratterizzato dal permanere, anche nel 2014, di una forte spinta recessiva: cede la domanda interna regionale in tutte le sue componenti: consumo finale e intermedio, investimenti. Il reddito disponibile è diminuito in un anno dell’1%, abbiamo una caduta del 23% dei beni durevoli negli anni 2012-2013 e la caduta continua anche nel 2014. Per stare agli investimenti negli ultimi sette anni si sono persi almeno 40 miliardi, fra investimenti pubblici e privati e il potenziale produttivo non aumenta da più di 10 anni.”

Toscana alle corde

Una economia in crisi, che si avvita su se stessa e non intravede una via di uscita? “Occorrono immediatamente investimenti in capitale, sia da parte del pubblico che del privato, - ci dice Negrini – e una immissione di alta specializzazione nei processi economici per aumentare la produttività, mentre per quanto riguarda la competitività necessita innovazione di prodotti e servizi e nella crescita di imprese di media dimensione, ma dotate di mezzi e risorse per competere nel mercato globale. Anche nelle esportazioni, dove esprimiamo storicamente eccellenze imprenditoriali, stiamo perdendo quote di mercato, pur in presenza di una forte dinamica della domanda del Made in Italy.”

Di fronte a una congiuntura negativa e una spesa pubblica in forte diminuzione, la legge di stabilità all’esame del parlamento prevede ulteriori tagli alla Regione Toscana per circa 400 milioni di euro, come può il movimento cooperativo contribuire a invertire le tendenze negative in atto? “ Abbiamo il congresso alle porte – ci dice Negrini – e quella sarà l’occasione per definire le nostre proposte e l’impegno delle nostre associate. Il primo obiettivo comunque, che perseguiamo con ostinazione, riguarda la salvaguardia e sostegno del potere di acquisto delle famiglie, con politiche di convenienza attuate dalle imprese cooperative che agiscono nella grande distribuzione, e la tenuta della qualità dei servizi di welfare, garantita dalle nostre cooperative sociali. Ma abbiamo anche una serie di progetti, dall’ambiente alla logistica integrata, dall’agroalimentare alle energie rinnovabili, che possono contribuire a qualificare e incrementare produzione e lavoro. Ne parleremo diffusamente nel nostro congresso, con la voce dei diretti protagonisti, soci delle nostre cooperative, che con passione e capacità, unite ai tanti sacrifici anche economici richiesti alla loro base sociale, nelle loro imprese esplorano le possibilità di innovazione e rafforzamento dimensionale e  produttivo. “

E le imprese cooperative?

900 sono le cooperative aderenti a Legacoop Toscana, con 47.000 addetti, 2.800.000 soci e un fatturato che supera i 9 miliardi di euro. Una realtà imprenditoriale “di peso” che purtroppo ha risentito della congiuntura sfavorevole degli ultimi anni, come nei settori delle costruzioni e dell’abitativo, con i relativi indotti. In altri settori, grazie soprattutto ai sacrifici della propria base sociale – contratti di solidarietà, rinuncia volontaria a alcuni istituti contrattuali, aumento di capitale sociale – c’è stato fortunatamente un contenimento dei fattori di crisi o, addirittura, in alcuni casi, anche un loro miglioramento. “ Dal 2007 ad oggi – ci dice Roberto Negrini – sulla base di una ricerca da noi effettuata che riguarda le cooperative che sono sopra i 5 milioni di fatturato negli ultimi tre anni – il valore della produzione è aumentata del 20%, gli addetti + 10%, il patrimonio netto più del 20%, mentre l’indebitamento commerciale e verso le banche si attesta all’incirca al + 20%. Nel comparto del consumo i dati più interessanti sono l’aumento consistente del patrimonio netto e del valore della produzione, la diminuzione dell’indebitamento verso le banche; nelle costruzioni tutti gli indici in caduta consistente; nelle cooperative industriali, grazie soprattutto a un gruppo di cooperative “virtuose” un aumento del valore della produzione e degli addetti con un parallelo aumento dell’indebitamento; nell’agroalimentare un aumento di tutti gli indici con un preoccupante aumento di circa il 100% dell’indebitamento verso le banche; infine nella cooperazione di servizi l’aumento di oltre il 20% in valore della produzione e degli addetti, con un più rilevante aumento del patrimonio netto e dell’indebitamento commerciale e verso le banche. Le cooperative sociali meritano una attenzione particolare: il fatturato è aumentato quasi del 60%,  gli addetti +30%, il patrimonio netto più dell’80%, mentre l’indebitamento commerciale schizza al 200% e quello verso le banche addirittura a quasi il 260%. Dati influenzati negativamente, per quanto riguarda l’indebitamento, dalla caduta dei margini nelle gare di appalto, con una corsa al ribasso e dalla crescita esponenziale dei crediti verso la pubblica amministrazione che, se non vi viene apposto rimedio, strangolerà tante nostre realtà.”

Dinamiche, virtuose, resilienti

Panorama a tinte fosche. “ Ci è di conforto – termina Negrini – una recente indagine di Prometeia, che ha segmentato i comportamenti delle imprese toscane ( 18.000 imprese con un minimo di 20 addetti ) in rapporto alla loro capacità di rispondere ai mutamenti di scenario. Sono stati così individuati quattro tipologie di impresa: quelle dinamiche che hanno avuto la capacità di riposizionarsi competitivamente; quelle virtuose, che hanno saputo reagire alla crisi sobbarcandosi però elevati rischi; quelle resilienti, che si sono ristrutturate senza però investire in fattori distintivi e competitivi; infine quelle statiche, che attendono gli eventi senza intervenire sui fattori che possono aiutarle quando arriverà, e dovrà pur arrivare, la ripresa del ciclo economico. Abbiamo ripetuto l’operazione di Prometeia sul nostro campione cooperativo e con sollievo ci siamo accorti che nel gruppo dinamico ci sono l’8% di imprese private e il 6% di imprese cooperative; nel gruppo virtuoso le imprese private sono il 9% e le cooperative il 14%; nel gruppo resiliente il 34% sono le imprese private, il 45% sono le cooperative e infine quasi la metà delle imprese private, il 49%, sono nel gruppo statico a differenza delle cooperative che sono solo il 33%. Meno di un terzo. La via per la crescita della cooperazione in Toscana quindi non è occlusa: occorrono idee e coraggio per liberarla dagli ostacoli e percorrerla per intero, con determinazione."