Il sistema Coop ha avviato nel corso del 2005 un percorso di confronto che ha portato a varare un piano di riposizionamento strategico per diversi aspetti già entrato in una fase di operatività. A questa discussione si è sovrapposta  una vicenda complessa e delicata come quella di Unipol-Bnl, aperta ormai da mesi, che, al di là di tante polemiche strumentali e legate alla campagna elettorale, ha comunque posto al centro dellíattenzione problemi legati a scelte di fondo del mondo Coop, alle sue strategie di sviluppo futuro, al legame col mondo bancario e della finanza e al come, operando su questi fronti, si possa e si debba garantire un pieno rispetto dell'identità e dei valori cooperativi. Di tutti questi aspetti si è di discusso in un forum che ha visto il presidente nazionale dell'Associazione nazionale cooperative di consumatori (Ancc-Coop) Aldo Soldi intervistato dai direttori dei diversi mensili rivolti agli oltre sei milioni di soci Coop in Italia (Dario Guidi per Consumatori, Aldo Bassoni per Nuovo Consumo, Antonio Comerci per l'Informatore e Roberto Cavallini per Coopinforma). 

Presidente Soldi cominciamo dalla vicenda Unipol-Bnl. Perchè le cooperative si sono lanciate in una avventura che alla fine si è rivelata piena di ostacoli e polemiche?

"Sul caso Unipol vorrei fare un ragionamento di merito, al netto dalle vicende più brutte che sono accadute, quelle cioè che riguardano aspetti penali su cui sarà la magistratura a pronunciarsi e quelle sugli aspetti etici e di comportamento dei singoli su cui tornerò dopo. Il punto di partenza del ragionamento non può che essere quello di ribadire la piena legittimità del tentativo di Unipol di acquisire una banca: una operazione ispirata dalla logica industriale di integrazione tra banca e assicurazione, come già si è affermato in diversi paesi europei e che dunque poteva dare risultati economici importanti. Unipol è una società quotata in borsa, controllata dalle cooperative, cui nessuna norma vieta o impedisce di tentare una operazione simile.

Aggiungo una considerazione in più dal punto di vista delle cooperative proprietarie, che per dimensioni e livelli di sviluppo sono costrette ad avere ogni giorno rapporti col credito. Tra le cooperative ci sono approcci diversi, nel senso che c'è chi ha partecipazioni dirette e c'era chi invece puntava all'acquisizione di un grande istituto come Bnl. Resta il fatto che l'obiettivo di avere un maggiore peso in questo settore resta per noi un fattore strategico".

Ma il mondo del credito e della finanza non rischiano di allontanare da quei valori che sono alla base del modo di essere una realtà come Coop?

No. Nel senso che noi vogliamo stare in questo settore senza rinunciare al nostro modo di essere. Faccio un esempio. Noi siamo convinti che nel mondo bancario ci sia bisogno di un maggiore pluralismo e la presenza di una banca controllata dalle Coop sarebbe un segnale importante. Perchè noi vorremmo governare questa banca in una logica di attenzione ai risparmiatori, alle piccole e medie imprese. E sicuramente c'è stata una opposizione forte al possibile rafforzamento di una nostra presenza nel campo del credito.

Ma ciò che tanti soci Coop si sono chiesti è a cosa serve fare finanza, perchè non pensare solo a tenere i prezzi bassi nei supermercati?

In Italia è radicata una concezione puramente speculativa del fare finanza. Per molte situazioni è così, ma non è proprio il nostro caso. Ogni giorno facciamo attività finanziarie necessarie e utili al buon funzionamento delle nostre cooperative. Attività che ci sono servite a crescere, a tutelare l'interesse dei nostri soci, a difendere il loro potere d'acquisto, a garantire sviluppo e occupazione. Ma c'è dell'altro. L'aumento dei costi bancari, su cui anche l'Antitrust sta indagando, ha inciso pesantemente sul calo dei consumi degli ultimi mesi. E mentre i costi bancari aumentavano a due cifre, i prezzi nei nostri supermercati erano in calo. E' anche per questo che i nostri soci oggi ci chiedono sì prezzi bassi, ma anche nuovi servizi, tra cui ci sono anche servizi di tipo finanziario, che si aggiungano al prestito. Per questo siamo convinti che sviluppare l'attività finanziaria serva alle cooperative e serve anche ai soci. Ed è uno sviluppo avvenuto, sia per Unicoop Firenze nel Monte dei Paschi, sia per altre cooperative in Unipol, senza mai distogliere risorse dall'attività caratteristica".

Un altro dei temi critici che sono emersi in questi mesi è quello  legato ai compagni di strada che si possono avere. » una variabile indipendente o no?

Qui c'è un aspetto importante da chiarire. Le cooperative aderenti ad Ancc e presenti in Unipol avevano avviato, già prima che si aprisse la vicenda Bnl, una riflessione importante che aveva portato a definire, dopo un confronto serio e approfondito, alcuni punti fermi rispetto al rapporto con Unipol. Il primo di questi punti era che le Coop non stanno in Unipol solo per avere dei risultati finanziari. Perchè i risultati vanno valutati sempre anche in termini di identità, di valori e di coerenza con la nostra mission. Dunque è evidente che rispetto al tipo di gestione che c'era in Unipol si erano già individuati problemi su cui lavorare per intervenire, a cominciare da quello della governance. Poi la vicenda Bnl ha assorbito ogni attenzione. Ma a quella riflessione originaria ci siamo riallacciati. Dico questo per arrivare al tema dei compagni di viaggio; un problema serio che non è una variabile indipendente, ma uno dei parametri su cui lavorare per giudicare le iniziative. In Italia c'è un capitalismo asfittico, pieno di incroci, ma sono convinto che la presenza di un finanziere come Gnutti, in Monte dei Paschi o in Unipol fosse un pugno nello stomaco. Parlo di Gnutti, perchè ribadisco che noi con dal gruppo degli immobiliaristi (Ricucci e c.) non avevamo legami, abbiamo solo comprato le azioni in loro possesso.

Cosa risponde a chi chiede se non potevate accorgervi prima di quanto stava succedendo?

Qui va ribadito che i comportamenti di cui sono accusati i due ex-amministratori di Unipol Consorte e Sacchetti, che si sono dimessi su esplicita richiesta delle cooperative proprietarie, sono avvenuti al di fuori dalle attività aziendali e non coinvolgono atti o deliberati della società. In questo senso sono cose che potevano succedere anche con una governance diversa. Aggiungo comunque che Unipol ha deciso di affidare a una società specializzata una approfondita valutazione sull'operato dei vertici precedenti, per verificare se tutto sia corretto o se si siano determinati danni per la società. E sulla base di quanto emergerà da questi accertamenti si deciderà il da farsi. Ma vorrei ritornare a un discorso più di fondo su Unipol che credo sia la chiave per guardare al futuro. In Unipol non si sta per far soldi. Unipol, deve contribuire all'identità cooperativa. La proprietà ha fatto un passo avanti con i nuovi assetti che ci siamo dati, ora occorre che i comportamenti di Unipol siano tutti in linea con questa filosofia, anche se si tratta di una spa quotata in Borsa. Coop è oggi la prova provata che si può fare consumerismo, trasmettere valori ed essere una azienda sana, leader nel proprio settore. E io dico che questo si può fare anche con Unipol. In sostanza Unipol è lo strumento con cui il movimento cooperativo pratica i propri valori nel campo delle assicurazioni. 

Nella discussione di queste settimane sono rispuntate anche le osservazioni sui vantaggi del regime fiscale delle cooperative. Cosa risponde?

Abbiamo già risposto tante volte su queste cose. C'è una nuova normativa approvata proprio dal governo Berlusconi che è appena entrata in vigore ed è sicuramente più onerosa per noi. Aggiungo due osservazioni. Una è che la tassazione è fatta di aliquote e di imponibile. E nel nostro imponibile siamo certi che c'è sempre sino all'ultimo euro. Non sono certo che sia lo steso per tanti che ci danno lezioni. Il secondo aspetto è che il non sottoporre a tassazione una parte degli utili per destinarli a riserva indivisibile è una garanzia e un investimento sul futuro. Questo è un meccanismo virtuoso per la nostra economia, che spiega la crescita della cooperazione in questi anni, la sua vocazione a investire. Toccare quel meccanismo vorrebbe dire sottrarre risorse allo sviluppo del paese, perchè quelli sono soldi che non finiscono in rendite.

In questo quadro come lavorerete per rinsaldare il rapporto con la base sociale?

Una premessa: noi, come cooperazione di consumo, siamo diventati grandi e quindi siamo vivi. Abbiamo prodotto uno sforzo di innovazione che ci ha consentito di reggere sul mercato e di non essere solo una testimonianza del passato. I nostri concorrenti sono Auchan, Carrefour, di fronte ai quali siamo noi a sembrare piccoli. E pur in questo quadro io dico che, già oggi, noi abbiamo un legame forte con la base sociale.

Ma quali sono le priorità da cui partire nei prossimi mesi per rafforzare questo legame?

La prima è senz'altro quella della tutela del potere d'acquisto e della convenienza. Era e resta una priorità. Nel 2006 proporremo nuove importanti iniziative. A tutto ciò deve continuare ad affiancarsi all'attenzione massima su sicurezza e qualità dei prodotti. Poi dobbiamo incrementare i servizi che le cooperative già danno, guardando anche a nuovi ambiti. Altro filone è quello di aumentare la nostra caratterizzazione di associazione di consumatori. L'esempio della proposta di legge di iniziativa popolare sul costo dei farmaci è un esempio concreto di cosa i soci si aspettano da noi. Un altro filone è quello della comunicazione, intesa come rapporto costante di dialogo con il socio, di cui le vostre riviste sono un esempio significativo.

Con il caso Unipol-Bnl si è parlato molto anche dei meccanismi di governo delle cooperative che è un aspetto su si stava già ragionando. Cosa c'è da aggiornare o rivedere?

Anche qui il ragionamento deve partire dai soci. Occorre rafforzare i legami dal basso e la rappresentanza, in termini sostanziali e non solo con accorgimenti tecnici. Non intendiamo rinunciare all'idea di un maggiore coinvolgimento dei soci anche se abbiamo cooperative con un milione di aderenti. In secondo luogo la definizione dei meccanismi di governo delle cooperative deve partire dalla nostra carta dei valori, ed essere cioè strumentale al chi siamo. Poi occorre potenziare la capacità esterna di controllo e verifica e c'è da distinguere maggiormente tra proprietà e gestione. Ma questo è un passaggio delicato, perchè noi abbiamo bisogno di manager cooperativi, cioè di persone che non garantiscano solo tecnicalità, ma che condividano obiettivi e valori. In sostanza ai manager chiediamo di essere cooperatori".

Un ultima domanda. Lasciando perdere le polemiche spesso strumentali di queste settimane, ma cercando di guardare avanti, cosa chiede una realtà come Coop alla politica?

Si potrebbero dire tante cose, dalle difficoltà che sta vivendo la nostra economia alle riforme che sono mancate, al rimarcare la nostra autonomia. Ma ciò che credo sia più importante è chiedere alla politica di occuparsi dei problemi veri degli italiani, con un grande sforzo per ridare fiducia al paese. Perchè uno dei problemi più grandi che abbiamo avuto in questi anni è proprio quello di un clima di pessimismo che ha condizionato tutto. Per invertire la rotta servono comportamenti seri e coerenti, capaci di indicare una prospettiva. Invece, verso di noi come Coop, vorrei che da tutti ci fosse un sforzo vero, superando i troppi luoghi comuni e pregiudizi, per riconoscerci per quello che siamo, per quanto abbiamo fatto e vogliamo continuare a fare per milioni di nostri soci e per il paese".