di
Rita Nannelli

Su frodi e sofisticazioni alimentari è allarme continuo, perciò guai ad abbassare la guardia. È questo l’imperativo di Coop, il cui impegno sui temi della difesa della salute del consumatore e dell’ambiente non rappresentano un’iniziativa commerciale dell’ultima ora. Una storia “antica” di fatti concreti: oltre alle attività di presidio dell’intera filiera produttiva che fin dagli anni Ottanta contraddistinguono i prodotti a marchio Coop, anche un’intensa attività di controllo sulle merci acquistate per migliorare sempre di più la qualità dei prodotti in assortimento. E per le merceologie più delicate, come carni, ortofrutta, latticini, surgelati, vino, olio, nonché per i prodotti di primo prezzo, si aggiungono analisi a campione e ispezioni negli stabilimenti.

Chi ricerca trova. Coop inizia il controllo con la selezione reale dei produttori, delle materie prime per l’alimentazione degli animali, insomma un controllo veramente “dal campo alla tavola”. E gli standard sono più restrittivi di quelli previsti per legge: no coloranti (presenti in prodotti della concorrenza), no additivi a rischio, 50 per cento del limite di legge su micotossine, produzione integrata, no ogm nei prodotti e nell’alimentazione animale. «Per questo Coop collabora con le eccellenze del mondo della ricerca scientifica, per individuare sempre nuove metodologie d’indagine, per assicurare da una parte la genuinità, la salubrità, la sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti in assortimento e, dall’altra, per sensibilizzare sempre di più il mondo produttivo sulle tematiche di tutela dei consumatori sostenute da Coop – afferma Claudio Mazzini, responsabile Innovazione e Valori della Direzione Qualità di Coop Italia –. E il tema dei rischi emergenti e delle frodi è per Coop così importante che dal 2010 sta finanziando un assegno di ricerca sul tema “autenticità e sofisticazioni” perché non sempre le metodiche di analisi standard sono in grado di rilevare il problema. In sostanza abbiamo affidato a un pool di enti di ricerca lo sviluppo e/o la standardizzazione di nuovi metodi di analisi e abbiamo ipotizzato di incaricarne il Dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Udine e in particolare il prof. Conte, ordinario di Chimica degli Alimenti (già impegnato presso l’Ispettorato repressione frodi agro-alimentari del MIPAAF, sede di Bologna) che farà da capofila degli altri Enti coinvolti». In questo studio sarà verificato il mantenimento di standard qualitativi lungo tutta la vita del prodotto, dal confezionamento alla sua esposizione sullo scaffale, quando il consumatore lo acquisterà.

A chiare lettere. Dunque, oltre all’attività “classica” di controllo delle frodi, Coop investe nella gestione dei rischi emergenti e nella ricerca identificando altri parametri, oltre quelli di legge, che permettano di definire degli standard migliorativi dei prodotti, così come è stato fatto con l’olio extravergine in collaborazione con il Dipartimento di Scienze degli alimenti dell’Università di Bologna, inserendo due anni fa nei capitolati Coop un parametro proposto dai ricercatori di Siviglia nel 2004, adottato dal Consiglio Oleicolo Internazionale nel 2009 e che entrerà in vigore come metodo ufficiale CEE ad aprile.