“In un mercato libero –sostiene Coop- è del tutto legittimo esprimere l'auspicio che pezzi importanti della nostra economia rimangano italiani. L'italianità non è una favola, ma un valore. Tutto questo nel pieno rispetto delle decisioni di ciascuno. Quanto ai prezzi, Esselunga non è affatto il concorrente più temibile con cui Coop si confronta e mentre Coop ha mantenuto sempre i prezzi al di sotto dell'inflazione, Esselunga ha avuto una politica dei prezzi altalenante”.

Una pagina pubblicitaria dal titolo programmatico “Italianità: un valore non un pretesto” che comparirà sabato 29 ottobre su alcuni autorevoli quotidiani nazionali. Coop replica così, utilizzando lo stesso metodo, alle pagine pubblicitarie acquistate da Esselunga lo scorso weekend. E lo fa in nome dell'italianità “non una favola, ma un valore che Coop coltiva ogni giorno intrattenendo rapporti con 15.000 imprese italiane,  distribuendo quasi esclusivamente ortofrutta e carni prodotte dall'agricoltura italiana e costruendo progetti di filiera che danno valore ai produttori e alle produzioni nazionali”. D'altronde “arginare il passaggio in mani straniere di pezzi della nostra economia, non solo nel settore distributivo, è un problema di interesse nazionale che riguarda la politica economica del Paese e l'intero sistema imprenditoriale”. Non si vede quindi perché, rispetto alle rinnovate voci di una messa in vendita di Esselunga, Coop che è impresa leader nella gdo italiana con 1297 punti vendita, 52.800 addetti, un fatturato di 11, 5 miliardi di euro, non potrebbe esprimere l'auspicio che Esselunga rimanga un'impresa interamente italiana, dichiarando il suo interesse. Tutto questo nel pieno rispetto delle decisioni di ciascuno e senza scomodare concetti come indipendenza e libertà, evocati nelle pagine pubblicitarie già apparse, veramente stonate e fuori luogo. 

Quanto ai prezzi, Coop ricorda che “è presente in gran parte del territorio nazionale (in 16 regioni), mentre Esselunga è concentrata solo in  alcuni territori, che Esselunga non è l'unico concorrente né il più temibile con cui Coop si confronta, che nelle aree dove il confronto è diretto molto spesso è Coop ad essere più competitiva”. Tanto più che “i prezzi di Esselunga negli anni passati non sono stati così aggressivi, mentre Coop dal 2001 a oggi ha sempre mantenuto i prezzi al di sotto dell'inflazione (-9% rispetto al tasso di inflazione del settore) perché la tutela degli interessi dei suoi consumatori e dei suoi 6 milioni e mezzo di soci è un impegno costante”. 

Un accenno anche alla presunta inconciliabilità di modelli imprenditoriali: “pur ispirandosi oggi Coop e Esselunga a valori diversi, il nostro sistema economico ha già visto l'integrazione di imprese fra loro sicuramente eterogenee senza che questo generasse particolari obiezioni, come ad esempio l'acquisto di GS da parte di Carrefour o l'acquisto di Rinascente da parte di Auchan”.