A gennaio 2011 i prezzi hanno toccato il livello più alto dal 1990: l’indice che misura mensilmente le variazioni dei prezzi di un paniere alimentare composto da 55 prodotti ha registrato 230,7 punti rispetto ai 223,1 di dicembre 2010, con un 3,4 per cento in più in un solo mese. E . Non è una buona notizia.

Noi occidentali, che spendiamo in cibo solo 15-20 per cento del reddito, anche se gli aumenti non fanno certo piacere, difficilmente arriveremo alla rivolta del pane come invece accade altrove dove si spende fino all’80 per cento del reddito solo per nutrirsi e i rincari hanno un potenziale dirompente sulla vita di enormi masse di persone, soprattutto bambini.

Ma perché i prezzi salgono? Pesano indubbiamente siccità e inondazioni che hanno tartassato i granai del Pianeta, dalla Russia all’Australia agli Stati Uniti al Canada all’Argentina. Le scorte di tutti i tipi di grano sono scese da 489 milioni di tonnellate del 2009 a 427 milioni del 2011.

Eppure il consumo rimane al di sotto dei livelli di produzione e illustri esperti d’alimentazione certificano che, nonostante i periodici cataclismi meteorologici, abbiamo comunque i mezzi per nutrire tutta la popolazione mondiale. L’aumento dei prezzi dunque non è solo il calice amaro di una natura matrigna che di tanto in tanto ci flagella con i suoi sbalzi d’umore. Più che altro è la conseguenza assai “artificiosa” di una spregiudicata speculazione finanziaria che gioca con la vita delle persone pur di conseguire ingenti profitti. Le enormi liquidità generate dai salvataggi bancari degli ultimi anni si sono riversate sui mercati delle materie prime alimentari.

Basta pensare che nel 2010 il volume medio quotidiano di derivati finanziari scambiati alla borsa mercantile di Chicago è stato il 20 per cento in più rispetto all’anno precedente. Nello stesso tempo alla borsa di New York sono diminuite di oltre il 20 per cento le più tranquille ma meno redditizie transazioni a medio e lungo termine.

Insomma, la speculazione finanziaria è tornata in grande spolvero sulla scena mondiale e, in mancanza di valide e solide alternative su cui puntare, sta scommettendo sulla fame. L’economia da casinò con una logica puramente speculativa non guarda in faccia nessuno. La storia, anche quella più recente, non sembra averci insegnato niente.

Aldo Bassoni
Economia e Consumi