di
Silvia Fabbri

Sanità a parte, le risorse che la nostra Regione avrà a disposizione per il prossimo anno supereranno di poco il miliardo e mezzo di euro. Con gli investimenti la Toscana non potrà spendere che poco più di nove miliardi.  “La manovra finanziaria che la giunta ha approvato in una situazione di crisi così grave – ha affermato il Presidente della Regione, Enrico Rossi, presentando le scelte della Giunta - ci ha imposto scelte drammatiche. I tagli operati dal governo Monti e dai governi precedenti sono quantificati in 550 milioni, sanità esclusa, pari al 25% delle entrate e della nostra capacità di spesa. La prima risposta che abbiamo dato è stata quella di passare in rassegna tutte le spese. Nel biennio 2011-2013 il risparmio complessivo sarà a regime di 130 milioni, 40 dei quali nel prossimo anno.”  Ma andando a vedere le cifre che ci sono state presentate altri 170 milioni sono stati azzerati attraverso la rimodulazione della spesa per gli investimenti, l’utilizzo dei fondi comunitari in modo più selettivo e in sostituzione delle risorse regionali, il ricorso al credito, cioè mutui,  al posto della spesa diretta. “Ciò ha consentito di non ridurre gli impegni la spesa annuale per gli investimenti, che rimangono intorno ai 350-400 milioni all’anno. E ciò anche grazie alla attivazione di molti cantieri fermi da anni per ritardi burocratici . Anche se avessimo azzerato tutte le nostre politiche attive, dalla cultura al sociale, scuola, contributi alle imprese, avremmo avuto uno sbilancio intorno a 100 milioni, con  un effetto insostenibile di impoverimento della Toscana e del suo livello di coesione sociale.”

Cosa salviamo dai tagli?

A fronte delle minori disponibilità finanziarie come sarà possibile mantenere tutte quelle iniziative che nel tempo hanno caratterizzato la nostra Regione come una di quelle più attente e motivate nel mantenere livelli di servizi essenziali  che, nel rispetto dei principi fondamentali della nostra Costituzione,  promuovono solidarietà e tutela della persona e delle fasce più deboli e indifese della popolazione?  “ Chiedendo  un contributo responsabile ai cittadini per mantenere aperte le classi di scuola materna, l’assistenza o altri servizi essenziali o per aiutare i più poveri - risponde  il Presidente Rossi, facendo vedere un tabulato fitto di imputazioni di spesa e cifre.- Vogliamo affermare un principio di comunità, perché ciascuno in ogni momento può ritrovarsi nella necessità di portare il proprio figlio alla scuola materna, avere bisogno di un contributo per pagare l’affitto, essere aiutato per ricevere un prestito in banca, essere preoccupato per il figlio laureato che non trova una opportunità di impiego, o perché magari ci siamo trovati costretti a tagliare  il progetto GiovaniSì. Per questo abbiamo attuato una manovra fiscale che, per tutte le possibilità che ci fornisce la legge, è quanto più possibile equa verso le famiglie, le imprese, i lavoratori. Ma mancano, per far tornare i conti, 250 milioni di euro.”

250 milioni da Irpef, Irap, bollo auto

La Toscana aveva un record: l’addizionale Irpef più bassa d’Italia, da sempre. E lo manterrà. Nel 2013 i toscani pagheranno infatti di più, ma meno che in molte altre regioni. Pagheranno l’1,43 per cento sui primi 28 mila euro: oggi era l’1,23, l’aliquota fissata dallo Stato sotto cui non si può scendere. Ma coloro che avranno un reddito da 28 mila euro in su avranno una aliquota dell’1,73% , l’aliquota massima che una Regione può applicare, già decisa l’anno scorso per la fascia di reddito sopra 75 mila euro.  Grazie alle detrazioni per i figli, i figli disabili e le famiglie numerose, più alte per chi guadagna meno, l’aumento sarà però mitigato e in qualche caso annullato: detrazioni fino 50 euro a figlio, 100 euro in più dal quarto e 220 per figlio disabile. Chi non paga l’Irpef (i redditi sotto gli 8 mila euro) non pagherà naturalmente neppure l’addizionale regionale.

La manovra vale 93 milioni di maggior gettito.  “Vale la pena sottolineare che questo livello di entrata -sottolinea Enrico Rossi - distribuito sulla popolazione della Toscana, corrisponde a 28 euro pro capite collocando  ancora la nostra Regione al terzultimo posto tra le Regioni a statuto ordinario, dopo Veneto e Umbria. Tutte le altre Regioni, ai valori 2012, sono già ora con un’Irpef più alta di quella che avrà la Toscana nel 2013. In  Lombardia si pagano 29,9 euro pro capite, nel  Lazio 64, in Emilia Romagna 58, in  Molise 71. I toscani dunque continueranno comunque a pagare meno Irpef della stragrande dei cittadini del nostro paese, e suppongo che non ricevano servizi inferiori a quelli della Campania dove si pagano 59,80 euro pro capite.

L’altro grande capitolo della manovra è rappresentato dalle entrate Irap. Una manovra differenziata, con un largo ricorso alle esenzioni. Gli aumenti dello 0,92% riguardano solo un sesto delle aziende presenti nella nostra regione. Sono confermate tutte le precedenti esenzioni: onlus, cooperative sociali, imprese in zone montane, imprese con certificazione ambientale e sociale. Per le micro, piccole e medie imprese dell’industria e dei servizi che assumeranno persone iscritte alle liste di mobilità o in cassa integrazione, sono previste deduzioni sulla base imponibile. Sono inoltre stati esentati interi settori, tutto il manifatturiero ad eccezione della farmaceutica. Insomma i distretti dell’export toscano  resteranno ugualmente competitivi rispetto alle altre regioni italiane, avendo in Toscana una Irap ancora più bassa. E’ stato poi esentato dall’aumento Irap l’intero settore agricolo, il settore dei servizi alla persona, delle pulizie che sono labour intensive. Nel settore dell’edilizia saranno interessate dall’aumento  solo 476 imprese che operano nel settore opere pubbliche; per il commercio l’incremento Irap riguarderà solo le società di capitale. E così l’esenzione varrà anche per il settore turismo e tutta la ristorazione costituita da società individuali e familiari.”

Coesione sociale e lotta alla povertà

La nostra regione si è da sempre caratterizzata e qualificata per la grande attenzione alle politiche attive contro la povertà e per la coesione sociale. Ma come sarà possibile garantire gli interventi in presenza dei pesanti tagli operati sulle entrate? “Tra le novità più importanti di questa manovra ci sono i fondi che abbiamo destinato al microcredito per combattere la povertà: 10 milioni di euro distribuiti alle onlus della Toscana a cui chiederemo di aggiungere altre risorse per il microcredito sociale, allo scopo di garantire aiuto alle persone e alle famiglie che si trovano in situazioni di emergenza, con prestiti fino ad un massimo di 3000 euro. Per comprare libri ai figli- spiega Enrico Rossi - pagare una spesa straordinaria e far fronte agli imprevisti. Con questo investimento ci rivolgiamo prima di tutto al volontariato laico e cattolico, per consolidare in questa regione le relazioni di solidarietà e di vicinato: non vogliamo che nessuno resti solo.” Altre risorse, 15 milioni di fondi comunitari, inoltre saranno destinati al microcredito per le imprese, attivando così interventi che si collocheranno tra i 150-200 milioni. L’artigiano, il piccolo commerciante, il giovane imprenditore potrà ottenere un prestito fino a 20.000 euro con assoluta facilità. Ci sono inoltre 8 milioni al capitolo sfratti, che dopo i tagli del governo torna così a 16 milioni. Sono risorse che consentiranno ai comuni di fronteggiare l’emergenza sfratti e alle famiglie più povere di sentirsi protette. Per il diritto allo studio universitario e l’intervento a tutela della scuola, in particolare quella materna, vengono destinati 10 milioni vengono per garantire l’apertura delle classi a favore di 5000 famiglie, che altrimenti non avrebbero saputo a chi affidare il proprio figlio dopo i tagli del governo. Anche sulla cultura la spesa non viene ridotta. Infine confermiamo circa 350 milioni per gli investimenti.

Banco di prova la sanità

Il quadro generale per il 2013 prevede anche un intervento pesante sulla sanità, che non sarà privo di contrasti e di polemiche. Risparmiare 500 milioni dal fondo sanitario regionale imposti dal taglio del governo non sarà facile. Come sarà possibile garantire ai cittadini i servizi essenziali e la tutela delle fasce più deboli?  “Questa crisi economica non deve modificare gli elementi di fondo del nostro modo di fare sanità né deve incidere sui valori fondanti che ci hanno permesso di fare la differenza in positivo rispetto alle altre realtà dell’Italia - si avvia a concludere il Presidente della Giunta Regionale - . Il piano elaborato dalla giunta servirà a cogliere questo risultato con l’accesso legato all’Isee che scatterà per tutti a  partire dal prossimo anno. Dobbiamo fare in modo che il servizio sanitario dìa di più a chi è svantaggiato e risponda ai bisogni in modo equo con servizi di qualità per tutti. Una cosa deve essere chiara, faremo appello a tutti e ci confronteremo con tutti, operatori, istituzioni e forze sociali, ma non possiamo più tollerare inefficienze. Con i sindacati abbiamo aperto la discussione sull’opportunità di istituire una mutualità integrativa diretta soprattutto a sostenere la spesa diagnostica e la specialistica. La disponibilità riscontrata ci incoraggia a lavorare per costruire una nuova gamba del finanziamento del servizio sanitario regionale.”

Il Presidente Enrico Rossi congeda la stampa, a cui ha illustrato per grandi linee la manovra finanziaria “La Toscana di fronte alle crisi non si scoraggia, non sta ferma, mantiene la sua politica di rigore nei conti. Tenere i conti sotto controllo è il segno di una politica moderna e di stampo europeo. Per certi aspetti non è neppure un problema di destra né di sinistra. Nello stesso tempo la manovra non rinuncia invece ai valori di sinistra: la giustizia, la solidarietà, l’aiuto a chi è più indietro , a chi ha bisogno e a chi vuole provarci. Non si devono mai sprecare parole come storico o epocale. Ma questa volta vale la pena ricordare che nella storia dell’istituzione regionale toscana mai una manovra è stata così pesante. Francamente non è stato facile decidere, ma ho la serenità di aver fatto il mio dovere. Noi abbiamo provato, in questa drammatica situazione di crisi, abbiamo voluto mettere al centro la persona sentendo l’obbligo, sancito dall’art. 3 della Costituzione, di intervenire per rimuovere gli ostacoli che ne impediscono la piena realizzazione. Siamo disposti a cambiare tutto, ma non a rinunciare a questo impegno”.

Ancora sacrifici dunque, anche per il prossimo 2013, ma con  la speranza che, almeno nella nostra Regione, servano in parte a rispondere alle attese e alle difficoltà crescenti delle famiglie: sacrifici ma nel segno della equità e della solidarietà.