il 1 luglio 2019 si completerà il processo di liberalizzazione nel settore energetico

 

Apparentemente è una data lontana: 1 luglio 2019. In realtà, per le famiglie e i consumatori italiani, è molto più vicina di quanto sembri. Parliamo del momento con cui si completerà il processo di liberalizzazione nel settore energetico, ovvero del gas e dell’elettricità. Liberalizzazione significa che ogni utente dovrà valutare le offerte del suo attuale gestore o di altri, analizzare prezzi, condizioni e servizi offerti e scegliere con chi sottoscrivere un contratto. A oggi per circa un 37% di utenze nel gas e un 40% nel campo dell’elettricità (parliamo di utenze domestiche perché per le imprese la situazione è diversa) sono già stati sottoscritti contratti di questo tipo, cioè di mercato libero.

Il punto però è che c’è un 60% di famiglie, cioè parliamo di circa 18-19 milioni di utenze, che a oggi usufruiscono delle cosiddette tariffe a maggior tutela, con le quali il prezzo viene di fatto stabilito dall’Arera, l’Autorità di regolamentazioni energia reti e ambiente, sulla base degli andamenti del prezzo delle materie prime. Evidentemente dunque, la maggior parte degli italiani, nutrendo una forte diffidenza verso le “sorprese” che la via del libero mercato ha riservato in passato (vedi scarsa trasparenza nelle offerte, comportamenti scorretti di alcuni operatori, prezzi poco decifrabili, ecc.) e si spera non riservi più in futuro, hanno preferito restare sotto l’ombrello protettivo di una tariffa in qualche modo garantita dallo Stato.

La vicenda della liberalizzazione del comparto energetico in Italia parte circa 20 anni fa, con il decreto Bersani, seguito poi da diverse disposizioni europee. Lo spirito era proprio quello di dare un vantaggio al consumatore, superando i monopoli (quale era quello dell’Enel ad esempio), mettendo in concorrenza più soggetti per arrivare a garantire prezzi più bassi a chi paga la bolletta. Solo che, a differenza di quanto avvenuto nella telefonia (dove la concorrenza c’è stata e le tariffe si sono abbassate), per l’energia le cose si sono rivelate decisamente più complicate e i prezzi non si sono certo abbassati. Impossibile (per motivi di spazio) entrare nel dettaglio di quanto avvenuto in questi anni, ma ciascuno di noi si sarà fatto un’idea partendo da quanto ha pagato per le sue bollette. Fatto sta che si è aperta una lunga fase transitoria, piena di rinvii, in cui, sì esisteva il libero mercato, ma si poteva anche restarne fuori.

Ora però da questo ombrello protettivo pubblico (che consentiva di non porsi troppi problemi, affidando ad altri scelte e controlli) occorrerà uscire. E dunque, piaccia o non piaccia, per i consumatori, occorre armarsi di pazienza, attenzione e prudenza, per scegliere a che mani affidarsi. L’auspicio è che davvero qualche risparmio per le famiglie arrivi, anche se è bene precisare che la concorrenza tra imprese (e dunque la scontistica) riguarderà solo la quota della materia prima che pesa per circa il 40% (nel gas) e per il 45% (per l’elettricità) sull’intera bolletta. Già da diverse settimane gli spot e gli annunci pubblicitari che si sentono per radio, in tv e sui giornali, rendono evidente che per i circa 500 operatori che vendono gas e per gli altrettanti che vendono elettricità (nella gran parte dei casi parliamo di aziende che offrono entrambi i servizi) sta partendo un’enorme “caccia” al cliente. E visti i precedenti nel nostro paese (a cominciare dalle telefonate dei call center ad ogni ora del giorno) il rischio è di una vicenda che alimenterà, nel migliore dei casi, ulteriori dissapori e incomprensioni.

Intanto la citata agenzia di regolamentazione del settore (www.arera.it) sta facendo un gran lavoro per imporre regole e soprattutto per far sì che le offerte degli operatori possano essere raffrontate e le bollette offrano informazioni chiare e trasparenti. Per le bollette siamo già a buon punto, mentre per il raffronto delle tariffe c’è un servizio già attivo che si chiama “Trova offerte” (www.arera.it/it/trovaofferte.htm). Inserendo il proprio indirizzo e la tipologia di consumo, si possono vedere le proposte disponibili in quel territorio. Il problema è che, essendo stata sino ad ora l’adesione a questo servizio facoltativa per le aziende (entro l’anno sarà obbligatoria), non tutti gli operatori sono presenti nel data base. In più, la definizione del nuovo strumento di confronto delle offerte è ancora in corso, per cui ci vorrà un po’ per confrontarle tutte. Ma l’Arera garantisce che entro fine anno, dunque con un ampio margine di tempo su luglio 2019, tutto sarà a posto e in qualunque città abitiamo, potremo scoprire e raffrontare le offerte dei diversi gestori.

Uno dei punti chiave affinché le famiglie possano valutare in maniera utile le offerte è quello di capire quale è il proprio profilo di consumo, cioè di capire quali sono le quantità di energia consumata, quali le esigenze, le modalità e le abitudini di utilizzo. Questo aspetto è importante perché le offerte dei gestori potranno differenziarsi oltre che sul prezzo della materia prima, anche per eventuali servizi aggiuntivi come le modalità e tempistiche di pagamento o potranno essere proposti pacchetti di consumo. Dunque è bene scegliere ciò che effettivamente ci serve e non inseguire proposte che non fanno al caso nostro. Altra informazione importante è quella legata alle cosiddette offerte Placet, cioè delle tariffe intermedie che le aziende sono già obbligate a vendere. È bene che tutti sappiano che non è assolutamente obbligatorio aderire a queste offerte. Se qualcuno le valuta convenienti bene, altrimenti si può attendere tranquillamente il luglio 2019 per fare la propria scelta. In ogni caso l’Arera ha fissato dei precisi schemi che le offerte Placet devono rispettare per cui le imprese dovranno formulare due tipologie, una a prezzo fisso e una a prezzo variabile.

Ultima questione è se da qui al luglio 2019 possano intervenire modifiche dello scenario che vi abbiamo raccontato. In un paese che, al momento in cui scriviamo, è senza governo e con uno scenario politico per niente assestato è davvero difficile immaginare se possano emergere volontà di modificare il quadro rispetto a un tema su cui una enorme macchina si è già messa in movimento. Alcuni correttivi vengono chiesti dalle associazioni di consumatori. Ma c’è almeno un punto sospeso di particolare rilievo. Qualora un utente, legato a un contratto di maggior tutela, non effettui nessuna scelta entro la scadenza fissata e non sottoscriva un nuovo contratto, cosa succede? Scattano meccanismi automatici? Si stabilisce un tipo di contratto per queste persone? Una risposta a questo quesito a oggi non c’è. E dunque almeno su questo sarebbe bene arrivassero indicazioni. Il tema c’è, ma la politica per ora sembra pensare a tutt’altro.

 

 

Redazione Consumatori
Economia e Consumi