di
Roberto Cavallini
E’ un Paese sfiduciato, il nostro, dove, a fronte di una stagnazione ormai pluriennale della produzione, una crisi economica permanente e diffusa in tutta Europa  e ai più recenti e rovinosi attacchi portati in particolare ai Paesi più deboli e a rischio, come l’Italia, non si intravede alcuna consapevolezza e capacità del Governo di affrontare una situazione che può portare in tempi brevi al collasso economico e sociale.

 

E’ una realtà incontrovertibile, anche l’ultimo Rapporto 2011 di Coop su Consumi e Distribuzione lo certifica, che il reddito a disposizione delle famiglie è tornato indietro al livello di dieci anni fa, che l’80 per cento di queste è convinta di vivere al di sotto o con standard di vita appena accettabili, che, nonostante la spesa rimanga a livelli inferiori al 2007, si intacchino i propri risparmi per coprire la spesa quotidiana.

 

Il potere di acquisto delle famiglie è calato del 7%: siamo più poveri e quello che è più grave, non ci viene proposta una via di uscita.

 

Un Paese quindi scosso dalla crisi e sotto attacco della speculazione finanziaria internazionale, dove problematiche endemiche quali la diseguaglianza tra nord e sud del Paese, la non occupazione o precarietà occupazionale dei giovani, evasione e elusione fiscale, depauperamento dell’apparato produttivo, non trovano alcuna risposta, se non addirittura negazione e sordità politica.

 

 

 

Quale fiducia ci può essere allora?

 

“In realtà questo paese avrebbe bisogno di una cura che lo porti a crescere rimuovendo gli ostacoli che lo paralizzano. A cominciare dalle rendite di ogni genere, compreso il protetto dall’ordine, l’ereditarietà delle professioni, la scarsa liberalizzazione – osserva Giacomo Vaciago, docente di economia alla “Cattolica” di Milano, saggista e editorialista del Sole-24 Ore intervistato daAldo Bassoni per Nuovo Consumo –.  Siamo di nuovo da capo. La cosa difficile per la quale occorre coraggio e lungimiranza è che bisogna preoccuparsi di come vogliamo cambiare questo paese. Bisognerebbe tornare allo spirito dell’Italia postbellica, quella della ricostruzione, quando i politici si occupavano del futuro. Quel che sarà dell’Italia nei prossimi vent’anni lo possiamo ancora decidere noi. Ma per fare questo bisogna guardare lontano “.

 

“Quello che servirebbe – sostiene il presidente della Bocconi, Mario Monti, è aumentare la produttività complessiva dei fattori produttivi, la competitività e la crescita e ridurre le diseguaglianze sociali.”

 

La CGIL ha addirittura, lo scorso 6 settembre, indetto uno sciopero generale nazionale contro le recenti misure economiche e finanziarie del Governo. La Segretaria del più grande sindacato italiano, Susanna Camusso, ha affermato in una delle audizioni parlamentari “ la condizione economica e sociale del nostro Paese è di grande difficoltà. Ci sarebbe bisogno di una manovra economica che mettesse al centro misure per la crescita e lo sviluppo e non solo tagli e contrazioni di spesa. Potremmo iniziare dalla tracciabilità da 500 euro per far emergere il sommerso che oggi è almeno pari al 25/30% del reddito del Paese, una norma contro il caporalato perché diventi reato penale, una revisione normativa per gli appalti.”  

 

C’è chi, come Nouriel Roubini professore di economia presso la New York University e esperto del Fondo Monetario Internazionale, propone una ricetta chiara e piuttosto diversa da quelle in circolazione: più posti di lavoro attraverso stimoli fiscali; tassazione più progressiva; più spesa pubblica nel breve periodo e più disciplina fiscale nel medio e nel lungo; riduzione del peso del debito per le famiglie insolventi e per altri agenti economici in sofferenza; più sorveglianza e più regole per un sistema finanziario impazzito.

 

Una ricetta comunque in antitesi con quanto viene attualmente proposto dal Governo al nostro Paese: nessuna misure per l’occupazione e la precarietà del lavoro, tagli alla spesa degli Enti locali, con ricadute drammatiche per coloro che dovranno maggiormente pagare i servizi essenziali come scuola, sanità, trasporti, una riforma fiscale rinviata alle calende greche, come pure per i costi esorbitanti della politica.

 

 

 

Una manovra sbagliata

 

Una voce critica viene anche dagli Enti Locali, così duramente colpiti in questi ultimi anni da provvedimenti che mettono in essere la loro possibilità di rispondere positivamente alle esigenze dei propri amministrati. Enrico Rossi, Presidente della Toscana è molto netto: “ Le manovre, anche quelle più difficili e in cui si chiede a tutti qualcosa si devono fare con il consenso di tutto il mondo del lavoro – ha affermato durante l’intervento alla manifestazione della CGIL del 6 settembre scorso – con chi si è sobbarcato in questi anni lo sforzo produttivo, la diminuzione del potere di acquisto, le difficoltà della crisi. Tutto il sistema delle autonomie locali fa una richiesta precisa: si reintegrino le risorse per il trasporto pubblico e per la spesa sociale, si destinino nuove risorse per gli investimenti.”

 

Anche Giuliano Poletti, Presidente di Legacoop Nazionale concorda: “ è fatto estremamente positivo che, all’indomani del primo pacchetto di misure varato dal Governo e ancora oggi che siamo alla quarta correzione , tutte le forze economiche e sociali pongano il tema del bisogno di una discontinuità nella politica economica, per poter affrontare in maniera credibile ed efficace sia il tema del contenimento della spesa, ma soprattutto quello del sostegno allo sviluppo, che è il vero grande nodo da sciogliere per poter fare in modo che dalla crescita, e non solo dai tagli, possano arrivare risorse per affrontare la crisi e consentire a imprese e famiglie di reggere. Nessuno mette in discussione che interventi siano, ma i limiti politici sono evidenti e rischiano di non avvicinarci alla soluzione del problema che come sistema paese abbiamo di fronte. Come Legacoop siamo ben consapevoli delle difficoltà che l’Italia sta vivendo e non intendiamo sottrarci alle responsabilità che ci competono. Consapevoli di queste difficoltà, unitamente all’insieme del mondo economico, alle altre organizzazioni di impresa e ai sindacati abbiamo avviato un confronto e assunto pronunciamenti comuni, per sollecitare l’adozione di soluzioni utili a stimolare la ripresa economica. Nel fare questo ognuno di noi ha rinunciato a qualcosa nella convinzione di poter contribuire a un risultato importante per il bene comune.”

 

 

 

Ancora contro le cooperative

 

La manovra economica del Governo, iniziata prima dell’estate con annunci e dinieghi che altro non hanno fatto che spaventare i cittadini e i mercati, è ormai alla conclusione, anche se i bene informati prevedono ulteriori interventi prima della fine dell’anno. Il giudizio unanime delle forze sociali è di una manovra insufficiente e sbagliata, soprattutto perché non si pone il problema della crescita e fa pagare il costo di un improbabile risanamento quasi totalmente agli Enti Locali e a coloro come i lavoratori dipendenti che sempre hanno pagato.

 

In particolare da parte del Governo, quasi con spirito di rivalsa e vendetta verso una forza sociale che certo nei suoi giudizi non è stata tenera, ci si accanisce contro le cooperative, con provvedimenti punitivi, ma anche scarsamente influenti dal punto di vista delle risorse rastrellabili con l’aumento della tassabilità degli utili delle cooperative.

 

 “In tutto il mondo le cooperative hanno resistito e reagito alla crisi meglio delle altre imprese. Persino l’Onu se ne è accorto e ha indetto l’anno internazionale della cooperazione nel 2012. In Italia, incomprensibilmente, invece di valorizzare questa capacità si bastonano le cooperative”. Con queste parole Luigi Marino, presidente di Confcooperative e portavoce dell’Alleanza delle Cooperative Italiane a nome di Rosario Altieri, presidente dell’Agci e di Giuliano Poletti, presidente della Legacoop, commenta la manovra del governo che contiene, secondo lo stesso Marino, misure incomprensibili e punitive nei confronti delle imprese cooperative.
«Le cooperative italiane – prosegue Marino - all’altezza della funzione sociale che l’ordinamento riconosce loro, sono l’unica realtà che ha incrementato l’occupazione negli anni di crisi (del 5,5% nel biennio 2009 – 2010). Anziché essere premiate e incentivate ulteriormente, le cooperative vengono punite. Lo troviamo incomprensibile. La Coop è inoltre la  prima realtà italiana della distribuzione – prosegue Marino - un presidio importante anche per i prodotti italiani. Il Governo dovrebbe sostenerla e incoraggiarla nell’interesse del Paese. Invece il regime fiscale delle cooperative di consumatori viene ulteriormente compromesso. Persino le cooperative sociali, che si fanno carico dei servizi sociali essenziali e anche quelle di inserimento lavorativo  (di disabili, ecc.), ridotte allo stremo da ritardi di pagamenti della Pubblica Amministrazione, non sfuggono a un aggravio”.

 

 

 

Attacco alla Costituzione

 

“Il taglio alle agevolazioni delle cooperative - dice Giuliano Poletti - è sbagliato in linea di principio, da qualsiasi punto di vista si guardi al problema. In un momento in cui c’è bisogno di promuovere crescita e sviluppo, dinanzi a dati secondo cui le imprese cooperative negli ultimi due, tre anni di crisi acuta hanno mostrato di saper tenere, hanno limato gli utili ma salvaguardato e in alcuni casi anche aumentato l’occupazione, è evidente che intervenire in questo modo, in questa fase, non è utile a nessuno, da nessun punto di vista. Nella normativa c’è un equilibrio tra le agevolazioni fiscali e i corrispondenti obblighi, cui bisogna sottostare per godere di quei benefici. Le riserve obbligatorie, l’indivisibilità permanente e definitiva degli utili portati a riserva anche in forma volontaria... se si scardina l’ordinamento fiscale, smette di avere ragion d’essere anche la regolazione civilistica. Pian piano, semplicemente, verrebbero meno le ragioni per farla, una cooperativa. Per non parlare di tutta una serie di controlli, revisioni e certificazioni sui bilanci, tutte cose che costano, naturalmente, e che senza le agevolazioni renderebbero paradossalmente più onerosa un’impresa cooperativa che una non cooperativa. E poi c’è anche una questione costituzionale: nell’articolo 45 della Costituzione si dice chiaramente che la repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione, ne promuove l’incremento e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità. Infine i numeri che sono stati diffusi sui giornali non corrispondono minimamente alla realtà. Il gettito ricavabile dal taglio delle agevolazioni alle cooperative sarebbe ben più basso di quanto si dice. La cifra di 750 milioni di euro come ricavato del taglio non è credibile, è enormemente sopravvalutata ».

 

Anche la Chiesa attraverso le parole autorevoli del Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di stato Vaticano, si schiera a difesa delle ragioni del movimento cooperativo.  "Mi sembra che il virtuoso mondo cooperativistico, che in periodi di crisi ha dato lavoro e solidarietà straordinaria, meriti un trattamento migliore di quello che gli è stato riservato nella recente manovra economica".

 

Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia ha un occhio di riguardo per le cooperative sociali e giovanili: “ Il sistema delle cooperative e’ in Italia uno straordinario e prezioso strumento di inserimento socio-lavorativo, e un simile intervento depressivo costringerà alla resa migliaia di piccole cooperative, molte di queste operanti anche nella mia regione, che già da anni lottano per portare avanti il proprio lavoro ed il proprio impegno sociale.”

 

Il Partito Democratico, l’Italia dei Valori e l’Unione di Centro di Casini, durante tutto l’iter parlamentare del decreto governativo e in sede di dichiarazioni di voto, sia al Senato che alla Camera, denunciando la inefficacia e iniquità della manovra, hanno portato a esempio, quale paradigma della manovra stessa, l’accanimento verso il movimento cooperativo perseguito quasi con perfidia in particolare da alcuni Ministri, con l’unico intento di indebolire un comparto economico e produttivo che tanto ha dato e sta dando al Paese.

 

E’ infine evidente come questa manovra, più volte modificata da un governo in piena confusione e marasma,scaricando i costi della crisi una volta di più sulle spalle dei settori sociali più deboli sia strutturalmente iniqua. Ma, come è stato ampiamente illustrato da più parti deprimerà ulteriormente l’economia amplificando gli effetti recessivi . Se l’economia rimane ferma, per quante manovre correttive si possano fare gli squilibri persistono. Anzi, aumentano. Invertire la rotta quindi. Non sarà facile ma è l’unica strada per riportare il Paese fuori dal tunnel in cui siamo stati cacciati.

 



Intanto colpiamo le Coop

 

 

 

di Giampietro Malusà

 

 

 

La manovra estiva, in questi giorni in approvazione al Parlamento nella sua stesura definitiva, colpisce pesantemente anche il movimento cooperativo, dopo gli inasprimenti della tassazione del 2002, del 2004, del 2008. Si salvano solo, e parzialmente, le cooperative sociali e le cooperative agricole e della piccola pesca. A essere tassati in misura maggiore che in passato saranno, dal 2012, gli utili netti annuali che le cooperative destinano a riserva. Ecco le misure:

 

  • tutte le cooperative (a mutualità prevalente e non), di tutti i settori, pagheranno le imposte sul 10% degli utili destinati a riserva minima obbligatoria (che è il 30% degli utili netti annuali): si pagherà quindi l’Ires (con l’aliquota ordinaria del 27,5%) sul 3% (10% del 30%) degli utili netti annuali;
  • in aggiunta, le cooperative a mutualità prevalente, dovranno pagare l’Ires anche su una ulteriore quota (rispetto a quella attuale) del 10% degli utili annuali destinati alle riserve indivisibili: le cooperative di consumo avranno un imponibile non più del 55% ma del 65%, mentre le altre cooperative “prevalenti”, che oggi pagano sul 30% degli utili destinati alle riserve indivisibili, pagheranno le imposte sul 40% di tali utili, con l’eccezione delle cooperative sociali, che mantengono l’esenzione totale, e di quelle agricole e della piccola pesca, che mantengono l’odierna imponibilità al 20%.
 Gli aumenti approvati in Parlamento

 

 

 

 

COOPERATIVA

 

TASSAZIONE IRES ATTUALE*

 

TASSAZIONE DAL 2012*

 

Coop consumo prevalenti

 

55%

 

68%

 

Coop consumo non prevalenti

 

70%

 

73%

 

Coop sociali (prevalenti e non)

 

0%

 

3%

 

Coop agricole prevalenti

 

20%

 

23%

 

Coop agricole non prevalenti

 

30%

 

33%

 

Altre cooperative prevalenti (servizi, produzione e lavoro, abitazione, ecc.)

 

30%

 

43%

 

Altre cooperative non prevalenti (servizi, produzione e lavoro, abitazione, ecc.)

 

70%

 

73%

 

 

 

 

*: percentuale degli utili destinati a riserva sottoposti a Ires (27,5%).