La recessione ha colpito duramente l’economia italiana e nel pieno della crisi, spicca il comportamento degli italiani: più formiche che cicale. Sebbene i redditi reali delle famiglie (-0,4% sul 2008) siano calati nel primo semestre meno del Pil (-5,9%) i consumi sono diminuiti del - 2,6%. Si consuma di meno, quindi, tagliando il superfluo e ricercando l’efficienza nella spesa (comprando se possibile in promozione). La maggior parte degli italiani d’altronde pensa a un’uscita dalla crisi non breve (oltre il 57% ne intravede l’epilogo non prima di un paio di anni), per più di un italiano su 3 il risparmio resterà anche nel prossimo futuro una priorità, mentre nel Paese crescono le disuguaglianze.

Il 66% si sente povero e un quinto fa fatica fare la spesa alimentare e a pagare le cure mediche, ma d’altra parte poco meno della metà della ricchezza finanziaria del nostro Paese si concentra nelle mani di un 10% di italiani.

Se nel primo semestre 2009 si è assistito a una discesa dell’inflazione dovuta soprattutto i prodotti energetici (gasolio e benzina), è possibile prevedere per il 2010 una inflazione media che si posiziona a circa l’1,4% nell’anno. E i prezzi alimentari si muoveranno con la stessa velocità dell’inflazione complessiva. In alcuni mercati delle materie prime alimentari ci sono, però, segnali di speculazione che potrebbero alimentare l’inflazione (cereali, latte, olio, riso).

COOP: “In questo frangente di crisi noi abbiamo fatto la nostra parte, mettendoci a fianco dei consumatori e penalizzando anche la nostra redditività commerciale. Se è vero che il consumatore italiano dimostra di imparare a convivere con la crisi è altrettanto vero che dalla crisi si deve uscire con una strategia che punti a attenuare le distanze sociali presenti nel Paese (ricchi vs poveri, nord vd sud, uomini vs donne, giovani vs anziani). A questo proposito basti dire che per fare superare la soglia di povertà alle famiglie più povere basterebbe meno del 2% del reddito del 10% di italiani più ricchi. E questo oltre a far migliorare le condizioni di vita di ben 8 milioni di persone avrebbe un effetto positivo di quasi 4 miliardi di euro di maggiori consumi. Impatti allo stesso modo significativi si potrebbero ottenere se si riequilibrasse il mercato del lavoro a favore dei giovani e delle donne.”