Dall'indagine emerge che c'è ancora molto da fare, sul piano dell'informazione e delle indicazioni concrete per ogni famiglia

Preoccupati, molto preoccupati per i problemi ambientali e di inquinamento. Più che per la situazione economica o per il rischio di guerre, più che per l'ordine pubblico o i problemi di traffico. In assoluto l'ambiente è al primo posto (con un punteggio di 7,99 in una scala da 1 a 10) tra le tematiche che più inquietano circa il presente e il futuro. È questo il dato saliente che emerge dall'indagine che la società specializzata Archè ha svolto per conto del nostro mensile su un campione di 1505 soci Coop di tutta Italia. L'ambiente, secondo il sondaggio, era la prima preoccupazione del nostro campione anche due anni fa (con un punteggio di 7,53) seguito dal timore di conflitti (allora l'11 settembre e la guerra in Irak erano più vicine). In due anni tutti gli indicatori segnano un aumento, segno che complessivamente le preoccupazioni sono cresciute, e più di tutte quelle per la situazione economica che compie, proporzionalmente, il balzo più evidente (da 6,87 a 7,38 cioè dal quinto al secondo posto). E vista la realtà e le vicende vissute dal nostro paese la cosa non desta sorpresa più di tanto.

Ma il secondo elemento di riflessione che la nostra indagine ci consegna, è che alla forte preoccupazione per l'ambiente, non fa seguito una altrettanto chiara indicazione sul piano dei comportamenti concreti, delle azioni che singolarmente o come collettività abbiamo intrapreso o possiamo intraprendere per difendere davvero il nostro pianeta. Anzi, sembra emergere uno scarto, tra livello di timori e preoccupazioni, da un lato, e capacità di sapere cosa davvero e in concreto si può fare per migliorare le cose, dall'altro. Infatti alla domanda se la preoccupazione su questo versante ha prodotto modifiche nei comportamenti di vita il 48,3% dice sì. Qui è un po' la storia del bicchiere mezzo pieno (a voler essere ottimisti) o, più probabilmente, mezzo vuoto. Perché alla preoccupazione non segue (più di tanto) l'azione.

Colpa forse anche di una informazione non sempre chiara e a volte contraddittoria (solo per il 44,6% le notizie in materia ambientale sono affidabili), ma anche di una inadeguata capacità dei soggetti preposti (istituzioni pubbliche e associazioni ambientaliste) di indicare con chiarezza cosa sia possibile, da parte dei singoli e delle famiglie, fare. Andando oltre il dovere civico della raccolta differenziata (l'azione più indicata, col 34,5%, come comportamento concreto a difesa dell'ambiente) e con strumenti più attendibili delle targhe alterne (che sono un palliativo inutile per il 52,3% del campione).

La nostra indagine comunque conferma che la consapevolezza dei problemi c'è, ed è una buona base visto che lavoro da fare, per tutelare l'ambiente ce n'é tanto. Sia per quanto riguarda l'educazione e la conoscenza dei problemi, sia per quanto riguarda le opzioni concrete che ogni famiglia e cittadino ha a disposizione nella sua vita di tutti i giorni.

PREOCCUPATI TANTO, MA POI CHE SI FA…

Ma, esaurita la foto d'insieme, vediamo più nel dettaglio cosa emerge dalla nostra indagine. La domanda di partenza come detto era quella sul cosa preoccupi di più oggi (e cosa preoccupasse di più due anni fa). Dopo il tema ambiente (con 7,99), al secondo posto c'è l'ordine pubblico con 7,49, al terzo, alla pari, il rischio di guerre e la situazione economica (7,38), poi vengono i temi della viabilità (7,27) e quelli della qualità dei servizi sociali (7,01). Il nostro campione è anche convinto che la situazione ambientale nel mondo oggi sia molto grave (per il 42,8) e comunque problematica (per un altro 47,7%). Un po' meglio vanno le cose in Italia a proposito della quale il 32,6% dice che la situazione è molto grave e un 51,1% la definisce problematica. E tutti (sia livello nazionale che mondiale) giudicano il quadro nettamente peggiorato rispetto a 20 anni fa. Abbiamo poi chiesto se le preoccupazioni in campo ambientale abbiano determinato modifiche nei comportamenti di vita. Se si indaga dentro al 48,3% che ha detto sì, si scopre L'azione concreta più praticata (col 34,5%) è la raccolta differenziata. Dato non altissimo, considerato che nella gran parte dei Comuni la raccolta differenziata non dovrebbe essere una scelta, ma semmai un obbligo (in alcune realtà con tanto di sanzioni per chi sgarra). C'è poi un 22,8% che, come azione concreta, sostiene di aver usato meno l'auto (e questo è un dato già più incoraggiante), seguito da un 20% tondo che dice di adottare precauzioni per ridurre il consumo di acqua. Assai più lontani (cioè sotto al 5% di scelte) opzioni come l'acquisto di veicoli non inquinanti, il prendere più mezzi pubblici, lo scegliere prodotti con imballi ridotti. Dunque le pratiche improntate a logiche ecosostenibili non abbondano.

Del resto, al quesito se negli ultimi due anni si sia partecipato a iniziative o campagne a difesa dell'ambiente, ben l'81,5% dice no. E questo conferma ancora una volta lo scarto tra l'essere genericamente preoccupati per l'ecologia e il peso politico e pratico del movimento ambientalista e delle sue battaglie. Anche se è giusto ricordare che si viene da anni nei quali, con le scelte del governo Berlusconi, la sensibilità pubblica verso l'ecologia è stata sicuramente scarsa. E difatti l'80,9% del campione dice che le problematiche ambientali negli ultimi due anni sono state sottovalutate.

INFORMATI E DIFFIDENTI

Come in tante altre indagini fondamentale è capire da dove vengono le informazioni sul tema e come sono percepite. Il 57,2% del nostro campione di soci Coop dice di avere un livello di informazione adeguata, anche se solo il 44,6% ritiene "mediamente attendibili e affidabili le notizie che riceve". La fonte più attendibile (seppur con un voto non particolarmente alto) sono le associazioni ambientaliste (col 6,87 in una scala da 1 a 10), praticamente alla pari (6,86) con fonti scientifiche e universitarie. Buono il dato di Coop che è terza con il 6,61% e precede i quotidiani (6,51), internet (6,26) e la tv (6,14). Ancor peggio le istituzioni locali (6,12), il governo nazionale (5,88) e le aziende produttrici (5,81). Una pagella che conferma come diffidenza ce ne sia tanta. E che conferma anche come gli stessi gruppi ambientalisti, possano e debbano fare ancora molto per veder crescere la propria credibilità. Perché se è vero che un 55,7% degli intervistati dice che le loro posizioni "rappresentano adeguatamente" i problemi, un 21,5% dice che peccano di eccessivo pessimismo e un altro 22,8% dice che finiscono col sostenere solo chi non vuole opere utili davanti a casa. Del resto i "poveri" utenti, travolti da una pioggia di "informazioni" cercano di mantenere un non sempre facile equilibrio nel giudizio. Così se sollecitati sul ruolo di scienza tecnologia, solo il 21% dice che queste consentiranno di risolvere i problemi ambientali. Se un 16,6% dice brutalmente che non risolveranno nulla, la grande maggioranza (62,2%) dice che forniranno certo un aiuto, ma senza il sostegno di scelte politiche e senza cambiare i comportamenti concreti le cose peggioreranno comunque. Partendo invece dalla ricorrente assenza di posizioni unanimi nella comunità scientifica su tanti temi, una incoraggiante maggioranza del 56,6% dice che comunque occorre attenersi a principi di cautela e precauzione, limitando dunque se necessario industria ed economia; questo contro un 42,2% che ritiene, nel dubbio della scienza, non si possa bloccare l'economia.

PER MIGLIORARE DA DOVE SI COMINCIA?

Ma fotografata la preoccupazione per lo stato dell'ambiente da dove sarebbe opportuno partire per invertire la rotta? Qui c'è da dire che i nostri intervistati scelgono come prima preferenza (8,45 in una scala da 1 a 10) una strada che chiama in causa anche la responsabilità personale, assieme a quella dei governi e delle imprese. Occorre agire su tutti i livelli dunque. Ma quale è il problema più urgente da affrontare? Un 35,7% dice che i problemi sono tutti gravi alla pari, mentre un 34,8% dice che è l'inquinamento atmosferico la prima cosa cui mettere mano. Nettamente più indietro altre priorità come l'inquinamento delle acque (11,4%) e la distruzione delle foreste (11,1%). E' invece l'energia solare (col 53,5%) quella che viene indicata come alternativa da perseguire rispetto al petrolio, superando l'eolico (scelto dal 30,5%), l'idrogeno (15,4%) e il nucleare (12,3%). Altra interessante valutazione emerge dalla domanda se eventuali provvedimenti di tutela dell'ambiente dovessero comportare qualche limitazione ai nostri stili di vita. Per il 56% questo potrebbe essere una occasione per riscoprire che si può vivere in un modo diverso e più divertente, mentre per un 33,5% si tratta di un necessario fastidio e solo per un 10,5% sarebbe un peggioramento tout court della qualità della vita. Qui è estremamente significativo notare come la valutazione sul quesito cambi tra chi vive nelle grandi città e che nelle altre località. Infatti nelle grandi città la quota di insofferenti (che teme in un peggioramento della qualità di vita) sale al 14,8% contro il 6% del resto del campione, mentre chi ci vede una opportunità scende al 49% contro il 62,6%.

DIFENDE L'AMBIENTE? LO COMPRO

Ultimo capitolo della nostra indagine quello di verificare se e come le tematiche ambientali incidano sui comportamenti d'acquisto di prodotti. Intanto ben un 56,9% degli intervistati dice che il tema ambiente incide sulle scelte al momento della spesa. Ma come? Un 28,3% dice che si cautela acquistando solo prodotti con determinate caratteristiche (biologici, non Ogm, ecc.). C'è poi un 25,8% che "acquista solo marchi di cui si fida" e un 20% che cerca di scegliere prodotti ricavati da materiali riciclati. E se un prodotto, per garantire migliori tutele all'ambiente dovesse costare di più, cosa succederebbe? Un 33,8% ci ha detto che comprerebbe un prodotto di questo tipo a prescindere dal prezzo. Un 26,8% lo acquisterebbe solo se costasse al massimo il 10% in più, mentre un 15,4% sarebbe disponibile solo se lo scarto fosse entro il 20%. Infine un 22,8% lo comprerebbe solo allo stesso prezzo degli altri. Dunque la nostra indagine offre davvero una molteplicità di spunti che confermano come la frontiera dell'ecologia e della tutela dell'ambiente sia fondamentale per il nostro futuro. E come di lavoro da fare ce ne sia davvero tanto, per fare in modo che questa semplice enunciazione diventi una realtà praticata quotidianamente.

Fonte: Consumatori: il mensile dei soci Coop